FESTA DAL FUGAREN

A marzo i coltivatori romagnoli facevano lume a marzo accendendo nei campi innumerevoli falò intorno ai quali si saltava, si ballava, si beveva e soprattutto si cantavano strofe augurali come questa: “lom a merz, lom a merz, una spiga faza un berch; un berch, un barcarol, una spiga un quartarol; un berch, una barchetta, tri quatrèn una malètta” che chiedevano un abbondante raccolto di grano.

I fuochi volevano da una parte fungere da elemento purificatore, dll’altro evocare ed invocare il calore e la luce della primavera che stava arrivando portando con sé la rinascita della vegetazione e la promessa dei futuri raccolti. Altro momento importante in questo periodo è la festa dedicata a San Giuseppe. In questo giorno e nelle domeniche vicine era ed è costume fare gite, pranzi e merende nei boschi, sui prati, nelle pinete. II fatto stesso di mangiare all’aperto, a contatto con la terra e la natura, era considerato segno ed auspicio dell’arrivo della bella stagione. Fra i cibi sempre presenti in queste occasioni e anche nei pranzi e nelle cene casalinghe della giornata vanno ricordati i salumi, le uova sode, le insalate di campo (crespini, pimpinelle radicchiella valerianella) magari con i bruciatini. Altra usanza , le ragazze da marito osservavano la vigilia il giorno antecedente a quello di San Giuseppe e così lo invocavano: “San Jusef San Jusef fasì che a feza e pet” Osservavano la vigilia perché San Giuseppe Pellegrino passando per le case col suo pialletto avrebbe tolto via ciò che loro desideravano tanto : l’abbondanza dei seni …….

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